CZ – Gentile Presidente, Ritengo personalmente di avere le idee abbastanza chiare in proposito ma rimango preoccupato , talvolta basito, dall’evidente scontro generazionale in atto sul tema referendum costituzionale.

Di base mi ritengo un  garantista, riconosco l’esistenza e la necessità di esistenza di partiti, organizzazioni aziendali, rispetto dei ruoli , delle regole e di tutto quello che serve e garantire la vivibilità di cittadini e lavoratori. Forse questo nasce in me solo da un aspetto educativo familiare, forse nasce semplicemente dalla ricerca dei riferimenti certi su cui costruire la vita.  Mi rendo oggi conto che tale approccio non è sintomo di insicurezza,cosa che forse pensavo da ragazzino, ma tutt’altro.

Ho imparato col tempo che ci sono situazioni e persone di cui è meglio stabilire da subito se metterli nella tua “quadra” piuttosto che no . Mi va di costruire e non di ricostruire ogni giorno, anche se da ricostruire puo’ essere soltanto un’opinione.

L’Italia è abituata sicuramente ad un metodo di costruzione, quello “imparato” dopo il referendum del ’46 , dopo la costituzione del ’48 e concretizzatosi per tutti in particolare negli anni boom economico  del ’70/’80 , che ha radicalmente cambiato le abitudini e soprattutto la mentalità. Si è passati da una realtà agricola e terziaria ad una realtà industriale ed impiegatizia.

Chiamasi progresso , bello, stupendo , ma gli aggiungo i “se e i ma”.

Se tutto fosse stato lineare , se fosse stato garantito il rispetto delle regole, se fosse stato rispettato il vero bisogno dei cittadini. L’eccesso di progresso ha forse provocato la nascita di intrecci continui tra le istituzioni , l’industria ed i cittadini, tramutatasi nel tempo in un continuo clima di scambio : di aspettative e di bisogni, di campagne elettorali infinite , di ricerca di alternative alle regole . Stallo che ha fatto perdere al popolo la certezza. Perdere la certezza vuol dire perdere quel garantismo, necessario per favorire la crescita vera di uno Stato, basata sul giusto e non sugli eccessi di giusto, sul rispetto delle regole e non sull’aggirarle per trovare la soluzione, sulla ricerca di onestà e soprattutto onestà intellettuale.

Perchè quando si aggira continuamente la regola del merito e del giusto, si crea continuamente un precedente, un’attesa continua , un NO che viene dopo un SI’ … ed il NO non viene mai accettato da nessuno perchè significa privazione in senso assoluto e non ci sarà giustificazione che tenga ad ammorbidirne il significato.

E’ da quegli anni che parte il boom vero, quello che arriva fino al popolo , che accresce il livello di ricchezza di tutti creando veramente i ceti alto, medio , basso(con il basso comunque degno di un medio). Da quegli anni che parte anche , silenziosa, la netta separazione tra i ricchi e i poveri. Perchè se il ricco, il potente, si concede in maniera smisurata un motivo pur ci sarà. Tipo quello di garantirsi un maggior diritto , un maggior potere , il giusto osanna a chi dice sempre SI’. Un do ut des che ha creato un garantismo di alto livello, custodito nel basso.

Perchè lo Stato non puo’ approfondire gli eccessi di chi garantisce il potere ed al contempo anche il cittadino non sopporta che tale situazione possa fargli perdere il diritto di un diritto.

Porto ad esempio, la situazione ILVA su Taranto, un’industria che siderurgica che ha dato da mangiare per decenni ai tarantini ma non solo a loro… E’ andato bene tutto a tutti fino a che , purtroppo , non ci sono scappati i morti. Non poteva che succedere questo, quindi lo Stato si è trovato , alla fine dei conti, di fronte a due vie : chiuderla o chiedere un forzato adeguamento alla famiglia Riva. Fino a dove puo’ arrivare la richiesta di forzato adeguamento se per anni si è sottaciuto sugli aspetti sicurezza e rispetto dell’ambiente col fine di garantirsi il potere? Perchè mi immagino anche le risposte dei proprietari degli stabilimenti : “io sto bene, oltre questo non faccio, ho l’alternativa : chiudo e investo in Albania” .. E il lavoro?

Qualche giorno fa mi soffermavo sul pensiero di Scalfari e Zagrebelsky, grazie ad un amico. Due veterani del ‘900 italiano. Due teste erudite dell’italica storia. Due che sanno come funziona il mondo e , a modo loro, sanno della storia dell’Italica. Entrambi focalizzavano sui concetti di “democrazia” e “oligarchia”. Sono passati dal dizionario all’applicazione pratica . Hanno concluso, ritengo di “comune accordo”, che in campo pratico il problema non sono i termini ma i modi. Il concetto di “democrazia” è stato realmente adottato dagli Stati solo nel momento del bisogno. Per l’Italia post guerra è calzato a pennello. In quello stato di esigenza si sono seduti al tavolo di scrittura della Costituzione e si sono turati il naso alla meglio per garantire la partenza dell’Italia e delle esigenze del popolo. Ma qualcuno aveva il raffreddore quindi ha fatto meno fatica a turarsi il naso. Passato il malanno ha iniziato a ricordare ai presenti i suoi vecchi acciacchi , quindi le regole sono iniziate a cambiare fino ad oggi, allo scontro quasi generazionale. Dico quasi ma per me è totale , perchè le generazioni dei nostri padri, ci hanno dato tutto e fatto vedere il meglio, ma forse non ci hanno insegnato a vivere le difficoltà. Forse perchè loro stessi sono stati illusi dalla realtà “virtuale” che hanno vissuto per decenni creando la stessa illusione a molti di noi, altro che democrazia.

Oggi il ricco (medio-alto) scappa,  il povero ha perso i punti di riferimento, il potente è potente e te lo ricorda ogni qual volta si siede al tavolino. Ha dentro di sè la capacità con tre parole di farti la regola napoleonica dell’essere “breve e oscuro”. Perchè a loro bastava un cenno del capo. Perchè specificare troppe cose nelle leggi è un problema per chi comanda. Perchè contrapporsi o semplicemente dimostrarsi proteso e propositivo ti fa , in fondo davvero diventare, indisponente, arrogante, rompipalle. Perchè purtroppo oggi amministrare è diverso che fare opposizione ed il cambio di passo lo devi fare quando amministri altrimenti affossi la tua gente .

Di fondo i concetti di “democrazia” e “oligarchia” sono altra cosa rispetto ai vocabolari , oggi serve cambiare e non buttarsi fango addosso… è uno scontro generazionale e i potenti hanno da subito capito a quale seggiola avvicinarsi.

Scritto di getto . D.

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