CATANZARO – Rammento in questi giorni di festa , raccolgo i miei propositi, rileggo l’anno trascorso. Penso ai punti critici e alle mie debolezze. A volte mi vedo piu’ forte , a volte mi sento indebolito, a volte consapevole di vivere una società che tende talvolta a schiacciare ogni presunzione di sogno e non arrendevolezza che ciascun giovane puo’ avere per immaginarsi il suo futuro, sentirsi realizzato, valorizzato, accettato in una società fatta da persone che hanno vissuto e da quelli che devono per forza essere capaci di ritagliarsi lo spazio.

Giovani che scelgono di prestare la propria professione in Italia o all’estero, un pò per scelta, un pò per opportunità. Andare fuori o restare rimarrà sempre il dubbio su cui i piu’ arguti mestieranti giocheranno , perchè in fondo in base alla massa delle scelte si potrà creare piu’ o meno spazio a loro disposizione, una migliore garanzia di padronanza.

Il garantismo in alcune situazioni puo’ scongiurare l’essenza del cambiamento. In fondo siamo tutti garantisti: di una fede, un’ideologia, la squadra del cuore, la famiglia, la Costituzione, i figli.

Salvo poi sentirci capaci di sconfessare il tutto nella nostra coerenza , o incoerenza se volete, quotidiana. Dal parcheggio in doppia fila, alla massificazione dei mali del mondo, dalle critiche continue, alla mancanza di responsabilità, al tradimento dei valori. Rifletto che talvolta diventa garantismo soltanto la voglia di sentirsi autonomi rispetto ad una vita che corre veloce , a giornate che scorrono insieme alla velocità di informazioni, persone, chat di cui siamo invasi e che ci rendono difficile il dominio del tempo. Altresì altri si sentono garantisti di un mondo che ha permesso loro di dominare oltre al tempo anche la temporalità della vita.

Ho condiviso con alcuni colleghi un messaggio di riflessione , il mio ricordo di Berlino. Città moderna e senza scrupoli. Città capace di rappresentarti in tutta la sua estensione la sua funesta storia ed il suo vincente presente. I resti del muro, i palazzi del potere, i campi di esibizione , sono diventati cimeli di un ricordo da cui è nata una città splendida, moderna e fiera.

Ho avuto il piacere di conoscerla in un periodo allegro per la Germania tutta. L’anno dei mondiali 2014. Ho vissuto quelle piazze in festa con monitor ovunque al grido di TOOR. L’Argentina fu battuta 1-0 in finale, c’erano maglie bianche ovunque. La Berlino multietnica , quella della metropolitana senza tornelli, quella delle birre nella tasca posteriore dei jeans alle sette di mattina , quella dello spazza rotaie del tram, delle piste ciclabili (e guai a camminarci a piedi) , quella che i suoi musei e le sue aree mercatali ti lasciano a bocca aperta.

Lì ci stava anche Fabrizia qualche giorno fa, nel brutto giorno pre-natalizio, si stava preparando per ritornare dalla sua famiglia. Lì ci viveva consapevole di un’opportunità, a mio avviso era una garantista del rispetto e vogliosa di mettersi alla prova, per la sua professionalità, la sua vita, la sua famiglia.

Era quasi una mia quasi coetanea, non la conoscevo, ma sicuro mi ha insegnato a riflettere per lei e per chi come lei si trovava su quella strada, nel posto giusto (Berlino), ma nel momento sbagliato.

Il mio augurio per tutti  è di riflettere maggiormente su determinate circostanze che la vita ci presenta, diventare consapevoli di quando è il proprio momento di intervenire, assumersi una responsabilità, essere garantisti ma complici delle esigenze di cambiamento che ci porta a vivere la vita. Capire cosa è veramente la felicità e saperla trasmettere , vivere la propria libertà rispettando quella altrui, rispettando i tempi e le esigenze altrui, correre con la società ma non esasperarne i contenuti. Essere propositivi e darsi un termine. Garantire il rispetto.

Viviamo tutti un Sereno Natale, credenti o non, arricchiamo sempre i nostri propositi per il nuovo Anno, ma anche soltanto per il nuovo giorno che verrà.

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