CATANZARO – Una società fortemente evoluta che proietta nel mondo adulto le vite subito, nei momenti piu’ delicati. Quelli in cui bisognerebbe ricevere insegnamenti su comportamenti e modi, su princìpi e valori da imparare a difendere.

Esistevano soprattutto nel passato, e sicuramente esistono ancora oggi , forme di sfruttamento e di violenza che hanno segnato le vite dei giovani. Imparare a ad usare armi od a subire e dare odio, rappresentano lo specchio di un mondo inutile che guarda strettamente al proprio ego ed al potere.

Ma anche altre sono le forme di strumentalizzazione che i bambini o ragazzi possono subire.

Precocemente social, precocemente informatizzati, si diventa d’un tratto tuttologi, basta saper fare il doppio click su uno schermo.

A quanti sarà capitato di “meravigliarsi” che un bambino sappia usare lo smartphone per cercare … che so’…. la galleria fotografica….”WOW stupore! Genio!!”.

Talvolta questo tipo di capacità permette al genitore di garantirsi due minuti di svago in piu’, rappresentando quindi un grosso vantaggio solo per l’economia del proprio ego. Si perchè penso che questa situazione non sempre rappresenti un’esigenza, ma un escamotage continuo.

Resto obiettivo, non sono ancora parte in causa e non voglio rischiare di sentirmi fare domande tipo “facile parlare per te che ancora non…”.

Ritengo altresì che per avere dei ragazzi “future menti” non sia solo sufficiente insegnargli a trovare un escamotage ad ogni situazione di vita, un alibi per sviare. Si insegna la tutela come difesa.

Lasciare l’ometto a smanettare dietro ad un video od altro, molte volte “insensato”, serve solo a fargli perdere qualche neurone. Così come da piu’ grande dirgli che necessariamente se la deve sbrigare da solo non puo’ funzionare a prescindere.

Sono stato abituato a giocare con le cose piu’ inutili che mi permettevano comunque di creare un’interazione attiva , con gli stessi oggetti o con chi giocava con me.

Abituato a fare le ricerche con una mega enciclopedia , facevo i riassunti. Avevo orari per fare qualcosa e orari per farne altro. Andare a catechismo alle 3 del sabato , a rientrare all’ora x, uscire con un gruppo dove c’era un responsabile adulto che per me era il capo a cui dovevo ubbidire in quel momento(ACR , parroci, catechisti, professore di musica, associazioni). Rispettare la mia maestra di scuola senza se e senza ma e anche se sbagliava lei, anche se i miei ne discutevano con lei, io avevo comunque “torto”.

Conosco altri amici che hanno condiviso con me determinati periodi e che al contempo hanno vissuto altre esperienze (scuole calcio, scuole ballo) dove comunque fin dall’età infantile c’era un maestro da seguire , delle regole da recepire ed attuare.

Crescendo ho avuto di incontrare e riconoscere altri “nuovi capi ” da cui penso di aver imparato a diventare prima un buon gregario, poi ad aggiungere un’idea , poi  un pensiero da esprimere e quindi un’opinione. Fino a sentire anche io l’esigenza di avere delle responsabilità, dirette od indirette, ma responsabilità. Perchè quando fai parte di un gruppo tutti hanno delle responsabilità , anche nel rispetto dei ruoli. Al contempo ho imparato a riconoscere chi era sulla mia stessa direzione e chi no.

Questa vita social ed indiretta porta invece i ragazzi a non “sapersi” avvicinare al mondo. Mondo in cui prevale la cultura dell’odio e del sapersi far rispettare a tutti i costi, ma senza princìpi. Mondo dove  anche la cultura del silenzio , talvolta, sarebbe una medicina importante per imparare ad osservare e riflettere. Mondo che ti addita senza difenderti mai.

Si dissemina odio e sapienza a tutto tondo. Senza illustrare strade e progetti per il futuro ma predicando le “compagnie  da frequentare”. Rimandando ad analisi refrattarie gli argomenti ,  senza insegnare come affrontare una questione, un problema , quali sono i ruoli di questa società che, giusti o sbagliati, devono essere comunque riconosciuti. Ruoli e persone che umilmente devono dimostrare di mirare nella stessa direzione della società dei piu’ giovani.

Riscontro che, gia’ rispetto alla mia fascia di età, si è creato uno scollo generazionale amplificato dalla velocizzazione della vita. Perchè si è pensato al futuro materiale e non alle menti.

Constato che veramente oggi si impara tutto da soli e senza contributi “sinceri” altrui,  perchè pochi o nessuno pensano a chi verrà dopo e soprattutto nessuno vuole perdere la propria visibilità a favore di chi ci mette l’entusiasmo e la voglia di fare. Tanto piu’ globalizzato, il mondo è diventato incerto e veloce, ma si va a scontrare con chi ancora cerca il suo protagonismo … arretrato e scaduto ai piu’.

Per questo ai giovani bisogna insegnare una nuova strada: quella della tenacia, quella delle piccole soddisfazioni, quella di dire c’ero anche e ci devo essere perchè ci siete anche voi.

Far sentire loro la responsabilità del futuro e quindi l’importanza della loro presenza nei vari contesti dell’oggi, per imparare a dare il meglio ed imparare a scegliere ragionando.

D’altronde sappiamo tutti che stare in panchina o in campo non risolve sempre i problemi della società , conta esserci sempre ed aver imparato qualcosa da ogni giornata utile.

E’ importante distinguere il mondo sociale dal mondo social-virtuale. Oltre l’uscio ci sono tante piccole cose da scoprire e condividere con un sorriso o un pianto veri e da cui imparare.

Cerchiamo prima sui libri e nella vita il nostro futuro, poi sui motori di ricerca. La società è di tutti, nostra e dei giovani.

Tutela non è difendere ma proteggere. Tutelare è  insegnare a non vivere di alibi.

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